E'divino, la Capri dei Capresi

consumazione obbligatoria – diario di un critico gastronomico

E’ divino… Nel cuore dell’isola del fashion vip, genesi e destino dell’apparenza, dove parlare di Capri rimanda ai profumi della dolce vita e dell’americano in vacanza, attraverso il vicolo di Via Sella Orta, si apre lo scorcio sull’E’divino.

Più che un ristorante è la cucina di casa, dove intorno si snodano un piccolo soggiorno, una sala da pranzo retrò tappezzata di carta da parati damascata, con un tavolo di legno e una zuppiera di porcellana che ti riportano ad odori e sapori lontani. Luoghi che diventano occasione per consumare un bicchiere di vino e scambiare sorrisi.

Poi un piccolo ingresso, una vecchia stufa in maiolica fa da piano di appoggio. Il pavimento è così fresco che l’istinto è quello di togliersi i sandali (l’avvocato è una lei, ndr.) e camminare scalzi. Il percorso leggermente ti sospinge verso una porta di legno tinta di bianco spugnato. Quel che ti conduce è il profumo della mentuccia selvatica e un leggero alito di vento.

E così, entrare nel giardino interno del locale è come entrare in un vecchio orto, dove nulla, però, è lasciato al caso. Un archetto di pietra bianca e un pergolato sono rifugio di vecchi tavoli di legno,
di panche e di cuscini. E ancora, un corridoio ricavato tra due muretti di pietra a secco ospita tavolinetti da fumo che si affacciano su piccoli spiazzi verdi.

Senti l’odore della terra bagnata, il profumo dei grappoli di pomodori maturi. Vedi il colore delle zucche non ancora colte. Alzi lo sguardo, e, sopra di te, un piccolo ma vigoroso albero di limoni che ti inebria di ricordi lontani nel tempo. Le sedute sono ferme come massi, ma ammorbidite da cuscini colorati dove poter sprofondare.

E poi, ancora, l’odore della cera dei lumini posati sui tavoli. Una luce non invadente che ti permette di carpire negli occhi di chi ti sta di fronte il brillare delle emozioni. La cucina è semplice, ma di quelle che ti trascina. Il sapore dei paccheri con la braciola, e di quelli con il baccalà e i broccoli si fonde con il profumo agrodolce del gorgonzola con le pere caramellate.

La parmigiana di melanzane appena scottate e la bruschetta di pomodori datterini lasciano il campo alla scarola saltata, profumata di peperoncino. Una mousse di cioccolato intrigante non fa venir meno la voglia della scioglievolezza della pasta frolla ripiena di mele appena uscita dal forno. I vini sono quelli dei sapori semplici.

Dai bianchi della zona, Fiano, Greco, e così via, ai toscani come il rosso di Montepulciano, il Morellino di Scansano. Compare un insolito Dolcetto d’Alba. E una volta che hai saziato i tuoi desideri di sapore, trattenersi seduti in mezzo ai virgulti, chiacchierando sotto voce, e condividendo i pensieri e le parole altrui, più che mai ti fa sentire libero.

Il tempo sembra fermarsi anche se per un momento solo: nel profumo del fresco, nel leggero scondinzolare del cane “Scarafone”, nel passaggio sornione di un gatto nero sul tetto vicino. Nella luna piena che si apre un varco tra i rami colmi di limoni.

dell’Avvocato G.C.

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